Gruppo Consiliare

Composizione gruppo CONSILIARE

 

  • Elisabetta Martignoni (Presidente del Consiglio Comunale)
    "Partito Democratico"
    Municipio di Zola Predosa, piano Primo - Tel.051.6161792 - Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
  • Norma Bai
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  • Ilaria Beghelli
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  • Laura Bussolari
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  • Lidia Rosa Pischedda
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  • Mario Follari
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  • Luca Lorenzini
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  • Ernesto Russo (Capogruppo)
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  • Patrizia Torchi
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  • Tiziano Zanetti
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Da tanti anni ormai sento Zola come “casa”. La casa è, notoriamente, il posto dove ci si sente bene, si sta a proprio agio e non ci si sente ospiti. Sentirsi a casa è un sentimento che fa appello a qualcosa di molto concreto, a un luogo di origine, un luogo su cui abbiamo iniziato a costruire parte della nostra storia, che abbiamo chiamato casa e che continuiamo a ricercare. Casa, però, non è solo dove nasciamo ma dove scegliamo di vivere.

Mentre a livello nazionale abbiamo assistito all’approvazione della Legge di Bilancio 2019 con voto “di fiducia” senza che i parlamentari, né di maggioranza né di opposizione, abbiano avuto la possibilità di esaminare e discutere in commissione o in aula il testo del maxiemendamento presentato dal Governo M5S/Lega, l’Amministrazione Comunale di Zola è giunta all’approvazione del bilancio preventivo dopo un ampio confronto e dibattito dentro e fuori dal Palazzo Comunale.

In questi anni abbiamo sempre cercato di sviluppare il bilancio non solo come luogo dei vincoli ma anche come strumento di relazione e condivisione delle risorse e delle Politiche.

La Sicurezza a Zola Predosa

I dati recentemente diffusi dalla Prefettura ci dicono che il numero di reati commessi nel nostro Comune negli ultimi anni è diminuito.

Il dato di Zola (un reato ogni 22 abitanti) è sensibilmente più basso della media della Città Metropolitana (1 ogni 14) e di gran lunga inferiore al numero di reati della Città di Bologna (1 ogni 10), dove pure si stanno recentemente ponendo in atto delle efficaci misure.

Zola si fa (più) bella

La stagione calda è spesso l’occasione giusta per manutenzioni e lavori diffusi sul territorio.

Anche quest'anno, al ritorno dalle ferie, abbiamo ritrovato tanti “piccoli” lavori.

Piccoli lavori fra virgolette perché si tratta di opere a volte apparentemente non molto significative, magari per il loro importo economico o per la durata dei lavori, ma che hanno un impatto forte, crediamo, sulla qualità della vita delle persone e sulla possibilità di vivere in sicurezza e in tranquillità la propria città.

Ci riferiamo, ad esempio, ad importanti opere di collegamento ciclo-pedonale, come il tratto in corso di costruzione a Riale, dove si sta realizzando la prosecuzione della pista ciclabile che attualmente termina al Centro Sportivo Filippetti.

Mi accingo a scrivere queste brevi note con la consapevolezza di essere un "privilegiato.

Un privilegiato, sì.

Perché quale capogruppo di maggioranza, ho oggi l’onore di poter dare conto di una importantissima delibera che abbiamo votato in Consiglio Comunale il 14 Novembre scorso e che so bene essere stata resa possibile anche grazie alla Buona Amministrazione di chi, prima di me, ha seduto sui banchi della maggioranza di governo di Zola.

Dopo tanti anni di “patto di stabilità” e stringenti vincoli legati al “pareggio di bilancio”, la Ragioneria Generale dello Stato ha dato il via libera all’utilizzo degli avanzi di amministrazione recependo due recenti sentenze della Corte Costituzionale. Al di là dei tecnicismi, ciò che importa è che siamo riusciti a stanziare 7 milioni di Euro per investimenti immediati nel nostro territorio.

Ordine del Giorno


PREMESSO CHE

 

  • Il Ministro dell’Interno Matteo Salvini ha dichiarato che “Dobbiamo fare una ricognizione sui rom in Italia per vedere chi, come, quanti, ossia rifacendo quello che fu definito un censimento, facciamo un’anagrafe”, aggiungendo che “i rom italiani purtroppo te li devi tenere a casa” e richiamandosi a precedenti iniziative del Ministro Maroni.
  • L’Italia è uno dei Paesi dell’Unione Europea in cui abitano meno persone facenti parte dei gruppi etnici “rom”, “sinti” o caminanti, tre sottogruppi uniti dal fatto di parlare una delle varie versioni della lingua romanì. Secondo i dati presentati al Senato della Repubblica dall’Associazione 21 luglio si stimano tra le 120mila e le 180mila persone, circa lo 0,2 % della popolazione italiana.
  • La maggior parte dei rom che vivono in Italia sono di nazionalità italiana, un altro gruppo importante è costituito dai rom romeni – cittadini dell’Unione Europea, che quindi godono parimenti a tutti i cittadini comunitari, italiani compresi, del diritto alla libera circolazione – e infine c’è un piccolo gruppo di rom che provengono dall’ex Jugoslavia (di questi circa tremila sono apolidi, cioè non hanno cittadinanza e passaporto). E, infine, molti di loro hanno un permesso di soggiorno regolare, mentre i rom stranieri con il permesso di soggiorno scaduto sono in numero non significativo.
  • Circa 26mila rom e sinti in Italia vivono in situazione di emergenza abitativa, dentro baraccopoli formali (cioè riconosciute dalle istituzioni) e informali o nei centri di raccolta monoetnici. Si tratta di un numero pari allo 0,04 % della popolazione italiana e proprio l’anno scorso l’ISTAT ha pubblicato un lungo rapporto realizzato insieme all’Ufficio nazionale antidiscriminazioni razziali e all’ANCI, in cui sono raccolte decine di tabelle di dati sulla popolazione rom, sinti e camminanti in Italia (www.istat.it/it/files//2017/02/Fonti_di_dati_sulla_popolazione_RSC.pdf).
  • L’Italia è l’unico Paese in Europa dove esistono i campi, creati dalle autorità per risolvere l’emergenza abitativa dei cittadini rom a partire dalla fine della seconda guerra mondiale. Gli abitanti sono in genere poveri e devono affrontare difficili condizioni sanitarie. Per costoro è molto arduo trovare lavoro e, va detto, non sono pochi i casi in cui per sopravvivere finiscono per delinquere o dedicarsi all’accattonaggio.

 

MOZIONE
RISPETTO DEI VALORI ANTIFASCISTI SANCITI DALL’ORDINAMENTO REPUBBLICANO

PREMESSO CHE

  • Sono sempre più frequenti le manifestazioni promosse da organizzazioni neofasciste portatrici di valori e idee che si collocano al di fuori del perimetro costituzionale e dell’ordinamento repubblicano, nonché dei principi fondamentali della convivenza civile e del rispetto della dignità umana.
  • Forze politiche e sociali, movimenti ed associazioni, cittadine e cittadini mostrano indignazione e motivata preoccupazione per i rischi insiti, sia di ordine pubblico che per le frizioni sociali, che potrebbero verificarsi in iniziative promosse sul territorio comunale da parte di singoli, associazioni o partiti che non si riconoscono nei principi democratici e repubblicani della Costituzione Italiana con particolare riferimento alla XII Disposizione transitoria e finale, alla Legge 645/52 (c.d. “Legge Scelba”) e alla Legge 205/93 (c.d. “Legge Mancino”)

Quando ricorre un anniversario credo sia dovuto un momento di riflessione, tanto più quando la commemorazione ha segnato una decisiva e importante svolta, un cambiamento, una ‘rivoluzione’ dello stato precedente come quella avvenuta il 25 Aprile del 1945.

Una data che ha il compito di rendere vivo nelle nostre menti e nel nostro cuore il Ricordo e, simbolicamente, determinò la fine dell’occupazione tedesca in Italia, del regime nazifascista e della Seconda Guerra Mondiale.

Il passato insegna, si pone come esempio per le prospettive future e porta con se il grido di ha lottato per se e per tutti ; ma perché il 25 aprile non sia solo una celebrazione nel nostro presente necessita quotidianamente d’essere riconquistato.

Informazioni e testimonianze di quel periodo sono molteplici e disponibili, ma la vera essenza la riscopriamo tra le righe, nella vita che fu completamente stravolta dal regime, nella soppressione delle libertà fondamentali da cui derivò la separazione forzata dei nuclei familiari, dove il vuoto e lo sconforto divennero insopportabili .

E non chiamiamolo più C4!

Trasformare un’area produttiva dismessa in un comparto residenziale completo di servizi è stato uno degli impegni più probanti per l’Amministrazione.

Si potrebbe dire che è presto per cantare vittoria ma, senza timore di essere smentiti, vogliamo affermare con forza l’orgoglio per i risultati raggiunti che hanno trasformato il volto del Quartiere Zola Chiesa.

Le questioni sul tavolo erano tante e la risoluzione non è stata semplice.

Ogni anno l'8 marzo ricorre la giornata internazionale della Donna, considerata un momento di riflessione sulla condizione femminile nel mondo e sulle, ancora troppe, differenze di genere , violenze e ingiustizie riguardanti la categoria.

In Italia è consuetudine da parte degli uomini regalare, in questa giornata, una mimosa alle Donne. Un fiore, tra i primi a sbocciare dopo l'inverno, che in qualche modo segna l'inizio della stagione più mite, paragonabile ad una rinascita dopo il periodo freddo.

La mimosa rappresenta nel linguaggio dei fiori forza e femminilità: quella forza che impedisce alla volontà di spezzarsi e quella femminilità che ci insegna che la nostra vera essenza , caratterizzata da una molteplicità di sfaccettature oltre una spiccata sensibilità, è un valore da proteggere e alimentare costantemente.

Il ruolo e la considerazione della Donna sono enormemente cambiati nella storia, e variano a seconda delle Nazioni. In linea generale si è potuto assistere ad un incremento dell'emancipazione femminile che, nonostante sia un fenomeno di forte impatto sociale nasconde subdolamente scenari insidiosi.

La veste della donna è intrisa di mille colori, la società regala e impone, al tempo stesso, un adattabilità continua , una presa di coscienza e un impegno sempre maggiore. Le azioni prendono il sopravvento sui nostri timori per essere, ancora una volta, donne realizzate, mamme scrupolose, mogli complici, nonne amorevoli, amiche fidate.

E' così che la vera bellezza delle Donne si ricama perfettamente in ciascun cuore e volto evidenziando le particolarità e l'unicità di ognuna di noi.

Sono stati fatti 'passi da gigante' rispetto ai tempi passati ma la strada è ancora lunga. Il nostro cambiamento ha spesso spaventato, poiché indubbiamente di maggiore portata rispetto a quello maschile e l'accettazione non sempre ha viaggiato su binari paralleli.

Probabilmente, anche per questo, ci troviamo a parlare, di fenomeni vergognosi quali femminicidi, violenze fisiche e psicologiche e soprusi di vario genere.

Action Aid, organizzazione internazionale impegnata in progetti a sostegno dei diritti fondamentali dell'Uomo, dichiara che le violenze sulle donne sono tra le violazioni dei diritti umani più diffuse al mondo. Una violenza che varca i confini domestici e si accanisce su donne di tutte le età e nazionalità.

LogoPDZola250Comunicazione in merito al Raid Razzista avvenuto a Macerata.

Macerata diventa teatro della violenza più cruda, in pochi giorni una città doppiamente ferita, per l’omicidio brutale di una giovane ragazza, Pamela Mastropietro e per la follia, che sfocia nella xenofobia, di un ragazzo, Luca Traini, che tiene per diverse ore la città in ostaggio del più completo terrore.

Il comune denominatore si chiama ODIO, quell’odio covato sotto le ceneri di un tessuto sociale alterato dalla droga e dall’esasperazione xenofoba ; il primo episodio (con ogni probabilità legato al mondo della droga) ha indotto un ragazzo nigeriano di 29 anni, Innocent Oseghale, ad infierire sul corpo di Pamela Mastropietro, trovato abbandonato in due valige nelle campagne di Pollenza; il secondo si è manifestato come un odio cieco e razzista innescato da Luca Traini verso indistintamente tutti i nigeriani o extracomunitari della sua città, colpevoli unicamente di avere lo stesso colore della pelle del presunto assassino di Pamela.

Fino a quando la mia stella brillerà

Liliana Segre, donna di pace

 

 « Era molto difficile per i miei parenti convivere con un animale ferito come ero io: una ragazzina reduce dall’inferno, dalla quale si pretendeva docilità e rassegnazione.

Imparai ben presto a tenere per me i miei ricordi tragici e la mia profonda tristezza.

Nessuno mi capiva, ero io che dovevo adeguarmi ad un mondo che voleva dimenticare gli eventi dolorosi appena passati, che voleva ricominciare, avido di divertimenti e spensieratezza. »

leggi tutto il racconto

Liliana è una dei 25 bambini sopravvissuti al campo di sterminio di Auschwitz-Birkenau,

la fabbrica di morte che Hitler e i suoi complici avevano costruito per annientare coloro che, secondo il Nazismo, non meritavano di vivere.

 

MAI PIU' FASCISMI

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